Ogni conquista presuppone un distacco, un lasciare andare per riuscire a mantenerci liberi; da qui l’importanza di lasciare andare le creature della nostra creazione donandole al mondo, come contributo all’evoluzione.

Userò la mia esperienza per cercare di trasmettere in che forma il fare arte mi ha portata a una ricerca spirituale, aprendomi a una visione nuova, che si ricrea ogni qualvolta che uso consapevolmente un simbolo.

Ormai molto tempo fa si è tenuto a Poggio del Fuoco un seminario sulla Morte.[*] Io partecipavo con immensa curiosità e aspettative per il tema insolito in quel momento della mia vita.
Durante la notte ho fatto un sogno: sono su un treno e, vedendo che la mia destinazione sta per arrivare, inizio ad avvicinarmi alla porta. In quel preciso momento il treno si ferma e la porta si apre davanti a me.

Stranamente il mio bagaglio è già fuori in quello che sembra essere un posto caldo, caotico, di terra grezza. La visione che mi appare è molto intensa: si è incisa nella mia memoria per sempre. Sono dei fagotti di tessuto legati con delle corde, al posto del borsone nero che portavo. Sono appoggiati a terra integri, né pesanti né leggeri, con il colore dei vestiti usati e polverosi, pieni di una bellezza inspiegabile. Possenti.

Dopo, il sogno sembra dividersi in due parti: la seconda si svolge nella sala operatoria di un ospedale; così sembra, dal freddo di quella stanza spoglia dove c’è solo un letto senza coperte. Tutto sembra asettico e metallico. Una sensazione di smarrimento mi sorprende, non so bene che faccio in questo luogo spoglio.

Fine del sogno.

Consiglio vivamente a chi ha letto queste righe di lasciarsi andare dolcemente alle proprie intuizioni ed associazioni per poi, con i propri talenti, cercare di costruire un piano di ricerca personale e spirituale.

Il passaggio da questo sogno alla pittura è avvenuto in una maniera naturale. Un giorno lavoravo su un progetto di disegno nel quale dovevo rappresentare i quattro elementi: acqua, terra, aria, fuoco. Ho iniziato a disegnare una forma tonda, grezza: mi è saltata in mente subito la forma dei fagotti del sogno.

Avevo trovato il simbolo del “Fagotto”.

Più le disegnavo e le dipingevo, più venivano fuori nuove consapevolezze, associazioni, idee per continuare. Ho usato vecchi tessuti, corde, cordoni, terra, lenzuola in disuso legate, a modo d’imitare i fagotti del sogno.

Durante tanti anni ho lavorato su questo tema andando a cercare l’interpretazione nelle diverse culture che coincidono sempre con definire il fagotto come un fardo o fardello funerario, involto, peso, bagaglio, carico, responsabilità, onore.

  • Il Fagotto come contenitore di Luce
  • Il Fagotto come il proprio corpo
  • IL Fagotto come contenitore di vita e di morte
  • Il Fagotto come possibilità di amare
  • Il Fagotto come il viaggio di una vita
  • Il Fagotto come fardo funerario, infine,
  • Il fagotto come contenitore di conoscenza
  • Il fagotto come contenitore di esperienza

Il tema dei Fagotti è diventato un punto centrale della settimana conclusiva della Scuola del Passaggio che ho frequentato a Poggio del Fuoco.

I partecipanti dopo un paio di giorni erano entrati nel cuore dell’argomento, con grande possibilità di trasposizione e comprensione. Vicino alle stanze del seminario – all’Aula della Cultura – era stata allestita una mostra con i miei lavori artistici sui Fagotti. I partecipanti passavamo davanti a queste opere e a questo simbolo tutti i giorni prima di entrare in aula.
Si era creato un contenitore che manteneva il nostro tema sempre acceso. Alla fine della settimana c’è stato un laboratorio dove ognuno ha costruito il proprio Fagotto.

Collegando questo racconto all’Arte di lasciare andare, possiamo riflettere sul fatto che la vita ci serve come campo di lavoro per costruire il nostro “Fagotto” cercando il Vero, il Bello, e il Buono e colmare così la nostra innata aspirazione di “creature del Creatore”.

La vita è come un campo di ricerca, dove ogni cosa visibile è simbolo di qualcosa d’invisibile.

Ogni conquista però presuppone un distacco, un lasciare andare per riuscire a mantenerci liberi; da qui l’importanza di lasciare andare le creature della nostra creazione donandole al mondo, come contributo all’evoluzione.

Il vero guerriero, il guerriero illuminato, dopo la vittoria si ritira e invoca l’umiltà che è la base della sua forza. Sa bene che deve operare un distacco per non rimanere vittima dell’attaccamento alla strategia e alla gloria.

A questo punto il guerriero deve “lasciare andare” per poter rimanere libero e la sua forza intatta, il che suppone un lavoro di preparazione, cioè creare le condizioni per vincere.

Uso questo esempio del guerriero perché mi pare adeguato per comprendere l’Arte di lasciare andare.

Per noi ricercatori spirituali, costantemente al lavoro, l’opportunità di avvicinarci al fine vita con una visione illuminata credo sia un privilegio da non perdere.
Dobbiamo lavorare, prepararci alla morte, al distacco, con una comprensione di noi stessi più completa: piena di amore, dolcezza, generosità e fiducia.
Imparando “L’arte di lasciare andare” che consiste proprio nel distaccarsi con generosità dalle proprie conquiste, dai punti d’arrivo, dall’appartenenza, a favore di qualcosa d’ineffabile e trascendente.

 

Cristina Pavia

___________________________________

*  L’autrice si riferisce a un seminario della Scuola “L’Esperienza della morte – l’arte del passaggio” [NdR]

Cristina Pavia è nata a Bogotá, Colombia, nel 1941. Pittrice, vive e lavora in campagna nel senese. (cfr. www.cristinapavia.com)